Nei dintorni di Bucine: Cennina e Badia ad Agnano
Lasciata Bucine, prendendo la SS540 in direzione Siena, dopo circa due chilometri si trova il bivio per Cennina. La sua origine risale all'epoca etrusco-romana, ma il suo sviluppo inizia con l'epoca Longobarda quando probabilmente esercitava funzioni di controllo sulle strade sottostanti allo sbocco della Valdambra nel Valdarno.
Nel medioevo la sua importanza andò aumentando sia come luogo di transito tra il Valdarno superiore fiorentino e la Valle di Montaperti nel senese, sia come strategica via d'accesso a Firenze da sud. Cennina, infatti, rappresentò un caposaldo strategico nel corso delle guerre tra guelfi e ghibellini.
Il suo castello, posto alla sommità di un poggio a dominio della Valdambra, è uno dei pochi della zona che conserva una parte delle sue fortificazioni originali. Costruito nel 1167 dal conte ghibellino Brandaglia Alberigo d'Uguccione, rimase di proprietà della sua famiglia anche durante il XII° secolo. In seguito Cennina fu occupata da altre famiglie, quali i Tarlati, gli Ubertini e i conti Guidi.
A testimonianza di questo importante passato rimangono i resti dell'imponente cinta muraria, in alcuni punti alta fino a 15 metri, e il possente cassero a pianta rettangolare con porta turrita che si apre sul cortile con al centro il pozzo, attorno al quale sono state costruite nei secoli scorsi alcune case rurali utilizzando le pietre del castello.
Poco lontano Badia Agnano che si erge su una collinetta affacciata sulla valle della Trove.
Il complesso edilizio sorge sui pochi resti dell'antico castello di cui si sono conservati soltanto la cinta muraria e una porta di ingresso.
Attraversando la piazza centrale del paese, percorrendo via Trento si raggiunge l'antica Badia originariamente intitolata a S.Maria. La chiesa è un esempio di architettura romanica con una pianta a croce latina, ad una sola navata, con transetto sporgente e tre absidi di cui quelle laterali più piccole. La facciata presenta una finestra a occhio sopra il portone d'ingresso.
Fondata dai benedettini prima del Mille, la Badia di S.Maria è confluita successivamente nell'ordine camaldolese e in breve tempo ampliò il proprio patrimonio fondiario e il controllo su numerose chiese in un territorio che comprendeva oltre alla Valdambra, il Valdarno e la Valdichiana.
Pergine e la via dell'olio
La terza tappa del nostro itinerario tocca Pergine Valdarno che con il suo territorio occupa i rilievi collinari che formano lo spartiacque con la Val di Chiana a sud e con la Valdambra, su cui si affaccia, a nord.
La storia di questa cittadina è antichissima: il castello di Pergine appartenne originariamente alla Badia di Prataglia. Passato quindi nel corso del XII secolo sotto il dominio della Badia di Agnano in Val d'Ambra, entrò a far parte dello stato fiorentino quando l'abate allora in carica pose Pergine sotto la protezione della repubblica (1349).
Nel Medioevo le famiglie feudali degli Ubertini, dei Tarlati e dei Pazzi si contesero con le armi questo territorio cosicché per porre fine a questi conflitti il castello fu riconquistato dai fiorentini, i quali vi inviarono una compagnia capitanata da Albertaccio Ricasoli (1350).
Nel 1568 Cosimo I dei Medici pose sotto la sua signoria le cinque comunità che formavano il territorio dell'abbazia, e cioè Badia di Agnano, Migliari, Montozzi, San Pancrazio e Pergine, ponendo quest'ultima a capo della nuova comunità denominata dei "Cinque Comuni Distrettuali della Valdambra".
Del castello medioevale di Pergine purtroppo non rimangono tracce. Il paese presenta ancora l'antico impianto urbanistico e la stupenda piccola piazza dove è collocato il Palazzo Comunale. Da qui si dipartano le strette viuzze che caratterizzano il centro storico. Merita una visita anche la chiesa di S. Michele che ha origini molto antiche.
Il paesaggio circostante si caratterizza per la presenza di colline ricoperte da boschi nella parte più elevata e a metà da vigneti e oliveti che producono il famoso olio di Pergine, noto in tutta la Toscana. Altre località caratteristiche da visitare nei dintorni sono Montozzi, Migliari, Cacciano e Montelucci, unite fra loro dal cosiddetto percorso della via dell'olio, da fare a piedi, a cavallo o in mountain-bike.
La visita a Pergine si può concludere con una sosta presso la vicina frazione di Presciano dove è situata la splendida Pieve di S. Pietro, la cui costruzione potrebbe essere anteriore addirittura al 1028.
Civitella
Da Pergine proseguendo verso sud in breve si arriva a Civitella in Val di Chiana, antico borgo fortificato situato a 525 m. slm su uno dei poggi più alti della zona fra la Valdambra e la Val di Chiana.
I resti imponenti della Rocca dominano il sottostante borgo fortificato, splendido esempio di insediamento militare di origine Longobarda costruito fra il VI° e il VII° secolo. Proprio questo, infatti, è il periodo in cui si diffonde nella zona il cosiddetto fenomeno dell'incastellamento ossia la costruzione di fortificazioni in posizioni notevolmente rialzate, quindi più facilmente difendibili, e alla confluenza di valli diverse.
Tra il IX e l'XI secolo l'intera area ebbe un periodo di fondamentale sviluppo, legato al diffondersi di pievi, monasteri, badie e ospedali, sorte lungo le antiche vie romane e le nuove strade medioevali. A partire da questo periodo si hanno sempre maggiori notizie del castello del "feudo di Civitella", che dopo il Mille fu a lungo soggetto ai Vescovi-Conti di Arezzo tanto che in passato era conosciuto come "Civitella del Vescovo" e fu capoluogo del viscontato della Val d'Ambra.
Oggi il borgo è circondato da quello che resta della cinta muraria medioevale, intervallata da torri quadrate e dalla porta d'accesso al borgo detta "Aretina".
Le mura incontrano sul versante orientale della collina la Rocca, edificio duecentesco fatto erigere dal vescovo aretino Guglielmino degli Ubertini. La costruzione, dotata di cinta muraria esterna con bella porta d'accesso, è un classico esempio di castello-recinto medievale di forma quadrangolare
Bucine
Bucine è il punto di partenza del nostro itinerario che si snoda in un raggio di pochi chilometri, ed è particolarmente indicato per chi ha a disposizione pochi giorni.
Posta in una zona di confine tra la Valle dell'Ambra e quella dell'Arno, Bucine e il suo territorio hanno avuto un ruolo importante dal medioevo in poi. Non a caso l'intera zona è disseminata di borghi fortificati e resti di antichi castelli testimonianza dei potentati dei Guidi, degli Ubertini e dei Tarlati che nel tempo si sono succeduti.
Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta di Bucine partendo dal suo castello, le cui origini sembrano antecedenti all'XI secolo, che dalla sommità di una collina sulla riva sinistra dell'Ambra domina l'intero centro storico. Ancora visibile in alcuni tratti la cinta muraria.
Sempre nella parte alta dell'abitato si trova la piazzetta su cui si affaccia la Pieve di S. Apollinare, dal 1710 ridotta a semplice cappella, e un grande palazzo costruito tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento all'epoca del feudo dei marchesi Vitelli.
Per trovare la chiesa principale di S.Giovanni Battista e S.Apollinare bisogna scendere più in basso. Costruita per volere dei Conti Guidi e poi ampliata nel 1581, come si ricava dall'iscrizione scolpita sull'architrave della porta principale, la chiesa presenta una struttura a tre navate divise da colonne in pietra serena. Sopra l'altare di sinistra si trova un dipinto all'interno di una cornice di pietra rappresentante la Madonna delle Grazie, opera di scuola fiorentina (XVI-XVII).
Poco fuori il centro del paese, lungo la via omonima, si trova la duecentesca chiesa di San Salvatore che, secondo la tradizione popolare, fu costruita nel luogo dove si ebbe un'apparizione del Cristo. Parte delle pietre necessarie alla sua costruzione, furono portate dalle compagnie religiose della Valdambra giunte in pellegrinaggio in questo luogo santo. Nel corso del restauro del 1824 furono ritrovate le radici della quercia su cui si racconta sia apparso il Cristo. Oggi sono conservate in una teca di vetro all'interno della chiesa.
Gli elementi più antichi della chiesa di San Salvatore sono il campanile a vela, i due portali dell'ingresso e all'interno il ciborio in pietra.
Il più importante tra gli edifici civili è il Palazzo del Pretorio, oggi sede del Comune:
su due delle facciate sono scolpiti gli antichi stemmi dei numerosi funzionari pubblici che nei secoli hanno guidato la comunità. All'interno in molte stanze sono visibili antichi affreschi seicenteschi di soggetto religioso.